Informativa n. 7
Palacrok: trenta finestre da 2.332 euro l'una, larghe 78 centimetri
di Remo Cavoto e Angelo Casciano - NOVA Nuovo Fare Comune
Cominciamo da quello che ci fa piacere scrivere, perché quando una cosa è fatta bene il merito va riconosciuto. Il Palacrok, dentro, è uscito bene: i locali sono sistemati con cura, le finiture sono curate, gli spazi sono ordinati e accoglienti. È uno spazio che il paese aspettava da anni.
Il grazie va alle maestranze, ai tecnici e a tutti quelli che ci hanno lavorato. Gran parte del lavoro è stata eseguita da imprese e artigiani del posto: gente del paese, che ha messo mestiere e cura in un edificio che è di tutti noi. Il merito va riconosciuto anche all'Amministrazione, che il finanziamento l'ha intercettato e l'opera l'ha portata a termine: il paese ha di nuovo uno spazio dove ritrovarsi, e questo è un fatto.
Fuori, invece, è rimasto tutto com'era: chi passa davanti vede lo stesso capannone di prima. Ci auguriamo che sistemare anche l'esterno sia già nelle intenzioni dell'Amministrazione, nell'attesa di un finanziamento che consenta la riqualificazione vera, quella che il Palacrok merita e che va cercata. Con il programma di efficientamento energetico, intanto, si è preso quello che c'era e si è fatto quello che si poteva.
Ma dietro, che cosa c'è davvero?
Proprio perché il risultato si vede, conta come quei soldi sono stati spesi. Quando le risorse sono poche, ogni euro speso male è un euro che mancherà il giorno in cui si dovrà mettere mano al tetto. Quello che segue non distribuisce colpe: mettiamo in fila ciò che risulta dagli atti pubblicati all'albo pretorio e chiediamo conto delle differenze che emergono. Ogni richiamo si apre con un clic.
Il conto
Tra l'aprile 2025 e l'agosto 2026 sul Palacrok sono stati spesi 332.073 euro: 265.716 di contributo statale, dal programma di efficientamento energetico C.S.E. 2025 del Ministero dell'Ambiente, e 66.357 messi dal bilancio comunale con la determina n. 362 del 7 maggio 2026 per completare i locali, che il contributo non pagava.
Il contributo ha pagato tre forniture distinte, tutte affidate con affidamento diretto sulla base del progetto approvato con la delibera di Giunta n. 39 del 2025. Ognuna ha la sua procedura e i suoi atti, dall'avvio alla fattura:
- Gli infissi, a TERNA di Romano Idarosa di Molinara, per 133.000 euro più IVA: avvio con la determina n. 300 del 22 aprile 2025, proposta di aggiudicazione con la determina n. 335 del 5 maggio 2025, aggiudicazione con la determina n. 475 del 25 giugno 2025, fattura liquidata con la determina n. 544 del 16 luglio 2026 per 162.260,00 euro.
- La pompa di calore, a F.M.F. IMPIANTI srl di Reino, per 49.500 euro più IVA: avvio con la determina n. 298 del 22 aprile 2025, proposta di aggiudicazione con la determina n. 337 del 5 maggio 2025, aggiudicazione con la determina n. 476 del 25 giugno 2025, fattura liquidata con la determina n. 540 del 14 luglio 2026 per 60.146,00 euro.
- Il relamping, cioè il rifacimento delle luci, alla stessa F.M.F. IMPIANTI srl, per 35.500 euro più IVA: avvio con la determina n. 299 del 22 aprile 2025, proposta di aggiudicazione con la determina n. 336 del 5 maggio 2025, aggiudicazione con la determina n. 477 del 25 giugno 2025, fattura liquidata con la determina n. 539 del 14 luglio 2026 per 43.310,00 euro.
Un computo che sembra fatto al contrario
Nel progetto, sette voci su cui si regge il 53 per cento della spesa sono «nuovi prezzi»: prezzi costruiti a mano, perché il prezzario regionale non li contiene. La legge lo consente, ma chiede che sia pubblicata l'analisi che li giustifica. Di nessuno dei sette è pubblicata. Per l'ex asilo nido, nello stesso programma e con la stessa delibera, l'elenco prezzi è stato invece pubblicato.
Ci sono poi i ribassi. Tre affidamenti distinti, due imprese diverse, tre ribassi quasi identici e quasi inesistenti: 1,4 per cento sugli infissi, 1,2 sulle luci, 0,9 sulla pompa di calore. Su 220mila euro di spesa, il Comune ha risparmiato 2.816 euro. Alla fine le tre fatture sommano 265.716,00 euro esatti: al centesimo il contributo concesso dal Ministero. Per arrivarci, la fattura della pompa di calore è stata emessa per 200 euro in meno di quanto era stato affidato.
Non diciamo più di così. Messi in fila, però, questi tre elementi lasciano un'impressione difficile da scacciare: sembra un computo costruito al contrario, partendo dalla cifra da raggiungere anziché da quello che c'era da fare.
Quello che il computo paga e quello che c'è
Qui non serve la nostra parola. Pubblichiamo le pagine del computo che riguardano gli infissi e la climatizzazione, con evidenziate le righe che contano: basta confrontare quello che c'è scritto con quello che si vede entrando.
Le finestre. Il computo ne paga trenta con la voce dell'infisso scorrevole alzante a due ante, che è il sistema delle grandi vetrate che si sollevano e scorrono: 2.332 euro l'una, 69.959 euro in tutto. Le finestre del Palacrok misurano 78 per 142 centimetri e si aprono a ribalta tirando un cordino. Il prezzario stesso avverte che quella voce non vale sotto il metro e mezzo quadrato: queste ne misurano poco più di uno.
Le porte. Cinque aperture pagate 48.911 euro con la descrizione del portone industriale in acciaio coibentato. Dal nostro sopralluogo una sola lo è: le altre quattro sono porte in alluminio, per almeno 33.758 euro di differenza.
Il condizionamento. Il computo prevede un impianto centralizzato: una sola macchina esterna e sei unità interne canalizzate. Nell'edificio le macchine esterne sono otto, e le unità interne sono otto, di cui tre a cassetta nel controsoffitto. È un impianto di tipo diverso da quello pagato. Qui, a differenza delle finestre, non sosteniamo che la differenza di costo sia altrettanto evidente: per dirlo servirebbero i dati delle macchine effettivamente installate, e sono fra i documenti che chiediamo.
Le luci. Il computo cambia le lampade una a una: trenta smontate e trenta nuove a LED, più 21.180 euro a corpo per adeguare il controsoffitto. Un LED, però, rende meno della lampada che sostituisce, e per illuminare quegli spazi ce ne sono volute almeno settantadue, più del doppio di quelle previste. Nessuno, evidentemente, aveva calcolato quanta luce servisse.
Di nessuna di queste differenze risulta un atto: né una variante, né un documento che la spieghi o che ne aggiorni il prezzo.
Come si sceglie una ditta?
Sotto i 140.000 euro il Codice dei contratti pubblici consente l'affidamento diretto: l'ufficio sceglie l'impresa, anche senza consultarne altre. È una semplificazione voluta, che serve a non ingolfare i comuni piccoli come il nostro, e in sé non ha nulla di irregolare. Ha però una contropartita, scritta nella stessa norma: si affida a soggetti «in possesso di documentate esperienze pregresse idonee all'esecuzione delle prestazioni contrattuali». A questo si aggiunge il requisito di idoneità professionale, cioè l'iscrizione alla Camera di Commercio per un'attività coerente con l'oggetto dell'appalto.
Il senso della regola è semplice. Quando si rinuncia al confronto fra più offerte, l'unica garanzia che resta al cittadino è che chi sceglie abbia verificato, e che la verifica sia leggibile da fuori. Se non si vede, non vuol dire che sia stata fatta male: vuol dire che non si può sapere se sia stata fatta.
Le tre aggiudicazioni del Palacrok, disposte con la determina n. 475 del 25 giugno 2025, la determina n. 476 del 25 giugno 2025 e la determina n. 477 del 25 giugno 2025, dichiarano tutte accertato «il positivo esito delle verifiche» sui requisiti, con la documentazione «conservata agli atti d'ufficio». Quella documentazione non è pubblicata.
Chiediamo di poterla leggere. Le due imprese affidatarie avevano, per ciascuna delle tre forniture, le esperienze documentate e l'attività coerente che la norma richiede? Non lo mettiamo in dubbio e non abbiamo elementi per sostenere il contrario. Diciamo che dagli atti pubblici non risulta, e che quando si sceglie senza confronto è proprio quello il documento che dovrebbe risultare.
Il tetto
Il controsoffitto è stato rifatto nel 2026 con 21.180 euro di fondi ministeriali. Su quel controsoffitto nuovo sono già visibili degli aloni, in corrispondenza degli attacchi con i pluviali: l'acqua entra ancora.
Sulla copertura, invece, non risulta alcun atto. Abbiamo cercato in tutti gli atti pubblicati all'albo pretorio dal 2019 a oggi, che sono oltre trentaquattromila, e non ne compare uno solo che colleghi questo edificio a una verifica del tetto o a un intervento sulla copertura. In un intervento per l'efficientamento energetico il tetto è la superficie che disperde più calore di tutte: è l'elemento che un progetto del genere dovrebbe guardare per primo.
Che cosa sia quel tetto, però, si vede: lastre ondulate di fibrocemento su tutta la superficie, visibilmente segnate dal tempo. Da una fotografia non è possibile stabilire se contengano amianto, perché il fibrocemento prodotto dopo il divieto non ne contiene ed è a occhio indistinguibile. Non lo affermiamo, dunque, e non lo insinuiamo.
Contano però due date. L'edificio è degli anni Ottanta, e l'amianto nel fibrocemento è stato messo al bando nel 1992. Restano perciò due sole possibilità: o quella copertura è l'originale, e allora è in cemento amianto; oppure è stata sostituita dopo il 1992, e allora esiste un atto che lo dimostra, e chiediamo di conoscerlo. Nel primo caso la legge impone di far valutare lo stato del manufatto, di controllarlo nel tempo e di designare un responsabile: per un edificio pubblico frequentato da ragazzi non è un adempimento formale, e le abitazioni stanno a ridosso su tre lati.
Non chiediamo di rifare il tetto domani mattina: sappiamo quanto costa e sappiamo che i soldi vanno trovati. Chiediamo che si sappia che cosa c'è lassù, e che se c'è quello che temiamo lo si dica e lo si metta in sicurezza.
Se il Palacrok si riempie
Un ultimo punto, e nasce proprio da quello che ci auguriamo: che il Palacrok si riempia di gente. I locali di spettacolo, gli impianti sportivi e le palestre oltre una certa dimensione sono soggetti ai controlli dei Vigili del Fuoco, e il Palacrok quella dimensione la supera ampiamente: servono il parere preventivo, la segnalazione di inizio attività antincendio e, per gli spettacoli aperti al pubblico, le verifiche della Commissione comunale di vigilanza. Sono adempimenti che esistono per una ragione sola, che è la sicurezza di chi entra. Negli atti pubblicati all'albo pretorio dal 2019 a oggi non ne compare nessuno riferito al Palacrok.
Il punto
Sgombriamo il campo da un equivoco. Non contestiamo la legittimità di nulla, e non contestiamo l'intervento, che era necessario. Non assolviamo nessuno e non accusiamo nessuno: chiediamo conto. Contestiamo le scelte fatte dentro i margini che la legge lascia: quali voci si scelgono, quali prezzi si costruiscono a mano, chi si interpella, che cosa si pubblica per rendere tutto verificabile. Con gli spogliatoi del campo sportivo poteva essere un episodio. Con il Palacrok diventa uno schema, e gli altri tre edifici dello stesso programma restano da raccontare.
Che quei soldi arrivino da un contributo ministeriale e non dalle tasse comunali non li rende soldi di nessuno: li rende soldi di tutti, raccolti altrove e spesi qui. Vanno spesi con parsimonia, perché sono risorse nostre, e un contributo speso male non torna indietro.
Depositiamo istanza di accesso agli atti sulle analisi dei sette prezzi costruiti a mano, sulla verifica dei requisiti delle due imprese affidatarie, sulle schede tecniche di quanto è stato effettivamente fornito, sulla contabilità finale, sulla copertura dell'edificio e sugli adempimenti antincendio. Quello che emergerà lo porteremo, se serve, davanti a chi ha il compito di verificare come vengono spesi i contributi pubblici. Non è una minaccia: se tutto è stato fatto correttamente, una verifica esterna lo dimostra meglio di qualunque nostra parola; se non lo è stato, è la sede giusta perché emergano le responsabilità.
Continueremo a leggere gli atti e a raccontarveli. Perché controllare e informare i cittadini è il nostro compito.
Gruppo consiliare NOVA «Nuovo Fare Comune», Remo Cavoto e Angelo Casciano
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