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Informativa n. 6

Perché le gare di San Marco si decidono in Puglia?

di e — NOVA Nuovo Fare Comune

Perché le gare di San Marco si decidono in un paesino della Puglia?

20,3 milioni di euro di gare che potevano restare a casa nostra e sono finite a 60 km da qui, in un municipio di 774 abitanti. La nostra ricostruzione, atto per atto.

Corso Europa 214, Carlantino, provincia di Foggia. In questo municipio di 774 abitanti c'è l'ufficio che oggi gestisce le due gare più importanti di San Marco dei Cavoti: quella da 6,33 milioni di euro per la messa in sicurezza del torrente Tammarecchia a Fontecavalli e quella del servizio rifiuti. E non solo le nostre.

Prima di raccontare come ci siamo arrivati, una premessa in parole semplici. Quando un Comune deve realizzare un'opera o affidare un servizio, non sceglie l'impresa che preferisce: organizza una gara. E l'ufficio che gestisce quella gara, che pubblica il bando, riceve le offerte delle imprese, nomina chi le giudica e proclama il vincitore, ha in mano i passaggi decisivi di tutto l'appalto. Per le due gare più importanti di San Marco, quell'ufficio si chiama Centrale Unica di Committenza del Lago di Occhito e sta a Carlantino. Come sempre, raccontiamo la vicenda solo attraverso gli atti pubblicati: ogni data e ogni cifra che seguono sono verificabili.

L'opera: undici anni di attesa, nove milioni di euro

Il Tammarecchia è l'opera pubblica più importante tra quelle in corso. Il codice unico di progetto risale al 2015, il progetto tecnico al 2019, poi integrato e aggiornato fino a maggio 2026. Il finanziamento è arrivato con il PR Campania FESR 2021-2027 (DGR n. 163/2025): 9.050.000 euro complessivi, di cui 6.333.307,46 a base della gara dei lavori (determinazione a contrarre n. 57 del 22 gennaio 2026). In concreto si mette in sicurezza circa mezzo chilometro di alveo nel cuore urbano di Fontecavalli, con briglie, gabbionate e opere di ingegneria naturalistica. Per dare una misura: è l'appalto più rilevante che questo Comune abbia gestito negli ultimi decenni.

Un numero, tra tutti, aiuta a capire la natura dell'opera: quasi metà dei lavori sta in una sola voce, i gabbioni metallici riempiti di pietrame. Sono 20.420 metri cubi per 2.680.962 euro, il 43 per cento dell'intero importo. E il pietrame, chi conosce Fontecavalli lo sa, nell'alveo del Tammarecchia non manca di certo. Sarà interessante capire, in fase di esecuzione, quanto materiale verrà acquistato e trasportato da fuori e quanto invece recuperato sul posto: su una voce da 2,7 milioni, ogni scelta pesa. È anche per questo che ogni passaggio di questa storia merita di essere guardato da vicino.

Chi c'è dietro quella porta

Quando abbiamo saputo che la gara sarebbe stata gestita dalla CUC del Lago di Occhito, sinceramente, pensavamo altro: una centrale che gestisce un'opera idraulica da 6,33 milioni, ci siamo detti, sarà una struttura di rilievo, magari specializzata proprio in gare su fiumi e torrenti. Poi, scorrendo il suo albo, abbiamo trovato anche la gara dei rifiuti di San Marco. E allora abbiamo approfondito.

Quello che abbiamo scoperto è diverso. La centrale associa tre piccoli comuni della provincia di Foggia al confine con il Molise: Carlantino (774 abitanti), Celenza Valfortore (1.303) e San Marco la Catola (842). In tutto 2.919 abitanti: meno del solo comune di San Marco dei Cavoti, che ne conta 2.949. Il suo responsabile è il dipendente comunale che guida l'ufficio tecnico di Carlantino, nominato con decreto del sindaco di Carlantino. Negli atti del portale compare come responsabile di praticamente tutte le procedure: 42 gare per una ventina di enti di cinque regioni diverse, dalla Puglia alla Campania, dalla Basilicata al Molise, fino alla ristorazione universitaria di Palermo. E dentro c'è di tutto: dissesti idrogeologici, sì, ma anche bonifiche di discariche, rifiuti, riscossione dei tributi. Nelle nomine che abbiamo potuto leggere, i giudici delle gare erano dipendenti dei tre piccoli comuni soci: un istruttore di Celenza, il geometra di San Marco la Catola, un istruttore di Carlantino.

Nessuna struttura specializzata in opere idrauliche, dunque: l'ufficio tecnico di un municipio che fa da ufficio gare a mezza Italia. Tutto legittimo, sia chiaro: la centrale è iscritta dal 28 giugno 2025 all'elenco nazionale dell'Autorità Anticorruzione (ANAC) con il livello massimo, senza limiti di importo, per lavori e servizi. Ma è a questo ufficio che San Marco ha consegnato l'opera più importante della sua storia recente. Come ci è arrivato?

Il viaggio dei fascicoli: una scelta mai spiegata

Qui serve spiegare una regola. Il nuovo codice degli appalti divide la vita di un appalto in due fasi, e per ciascuna serve un'abilitazione distinta. La prima è quella che conta in questa storia: progettare e affidare la gara, cioè bandirla, raccogliere le offerte e scegliere il vincitore. Ogni Comune può farlo da solo per i lavori fino a 500mila euro e per i servizi fino a 140mila; sopra quelle cifre serve l'iscrizione all'elenco ANAC delle stazioni appaltanti "qualificate", una specie di patente con livelli crescenti: per le opere sopra la soglia europea, oggi 5.404.000 euro, serve il livello massimo. La seconda fase è l'esecuzione del contratto: seguire i lavori dopo la firma, dirigerli, contabilizzarli, collaudarli.

Il Comune di San Marco, dall'elenco ANAC, risulta qualificato dal 31 agosto 2025 solo per la seconda fase, l'esecuzione. Per la prima, progettare e affidare le gare, non ha alcuna qualificazione: sopra le soglie dell'autonomia deve per forza appoggiarsi a una stazione appaltante qualificata. E per il Tammarecchia, 6,33 milioni, serviva addirittura il livello massimo. Fin qui la legge.

Il 22 novembre 2025, con nota prot. 8639, il Comune chiede l'utilizzo "straordinario" della CUC del Lago di Occhito, motivazione testuale: "per mancanza di requisiti di qualificazione". La CUC accetta il 23 dicembre 2025, con una nota che indica anche i costi del servizio a carico dell'Ente: la determina a contrarre li quantifica in 22.166,57 euro, lo 0,35 per cento dell'importo a base d'asta. Della nota di accettazione, chiesta con accesso agli atti, attendiamo ancora copia.

Ma tre dettagli saltano subito all'occhio.

Primo: con la centrale di Carlantino San Marco non aveva mai lavorato prima dell'autunno 2025. Il primo contatto che gli atti registrano è la nota prot. 7046 del 29 settembre 2025, con cui il Comune le chiede di gestire la gara dei rifiuti: dieci giorni dopo che la nostra centrale, la Fortorina, aveva ottenuto la sua qualificazione. Il rapporto con Carlantino, insomma, nasce esattamente nel momento in cui la centrale di casa avrebbe potuto cominciare a lavorare sul serio.

Secondo: nessun documento spiega perché proprio Carlantino. Nessun confronto tra alternative, nessuna motivazione.

Terzo: le alternative c'erano, ed erano a casa nostra. Alla data di quella lettera l'elenco ufficiale ANAC contava quattordici uffici con la patente di livello massimo per i lavori nella sola provincia di Benevento, tutti disponibili a operare per altri enti: la Provincia di Benevento, San Bartolomeo in Galdo qui nel Fortore, Morcone, Airola, Telese, Cusano Mutri, Apice, Casalduni, Paupisi, Campoli, l'Università del Sannio, la Soprintendenza e due centrali associative di comuni sanniti. Dagli atti non risulta che nessuna di queste sia mai stata interpellata.

Il dettaglio che nessuno ha raccontato: la centrale di casa lasciata nel cassetto

E qui viene il punto che nessuno ha mai spiegato ai cittadini. San Marco un ufficio gare ce l'ha già: la CUC Fortorina, costituita a febbraio 2023 con Montefalcone di Val Fortore, San Giorgio La Molara e Ginestra degli Schiavoni. Il capofila siamo proprio noi. E non è una scatola vuota: negli atti dell'albo contiamo una quindicina di procedure bandite in tre anni, per San Marco e per i comuni associati, dai cantieri PNRR dell'asilo nido e del centro di raccolta al dissesto idrogeologico di Montefalcone e San Giorgio La Molara. La qualificazione, la Fortorina, se l'è pure guadagnata: dal 19 settembre 2025 è nell'elenco ANAC con il livello L2, che le consente di gestire gare di lavori fino alla soglia europea di 5,4 milioni. Per i servizi, invece, non ha alcuna qualificazione.

Ed ecco il paradosso che gli atti fotografano: finché la patente non ce l'aveva, la Fortorina le gare le faceva. Da quando ce l'ha, non ha più pubblicato una sola gara sopra i 140mila euro. Da quel momento le gare dei suoi comuni prendono la strada di Carlantino, cinque in tutto per 20.330.750,66 euro: la messa in sicurezza del Tammarecchia per San Marco (6.333.307,46 euro), la bonifica dell'ex discarica di San Giorgio La Molara (3.294.628,31), due gare di mitigazione del rischio idrogeologico per Ginestra degli Schiavoni (4.735.535,27 e 5.015.151,02), il servizio rifiuti triennale di San Marco (952.128,60).

Solo per il Tammarecchia esisteva un obbligo di legge: supera la soglia europea di quasi un milione e richiede il livello massimo, che alla Fortorina manca. Quando il 22 novembre 2025 il Comune scriveva a Carlantino "per mancanza di requisiti di qualificazione", la sua centrale era qualificata da due mesi: le mancava, e le manca, l'ultimo gradino. Ma per le altre quattro gare l'obbligo non c'era: le due di Ginestra degli Schiavoni e quella di San Giorgio La Molara stavano sotto la soglia europea, alla portata della centrale di casa; per i rifiuti, che richiedevano una qualificazione servizi che la Fortorina non ha, gli uffici abilitati nella nostra provincia non mancavano di certo. Sono partite lo stesso, tutte, per la provincia di Foggia.

La storia della gara dei rifiuti, in particolare, merita di essere raccontata per intero, perché è la fotografia di tutto il resto. Il 17 giugno 2025 la Giunta approva il progetto del servizio triennale (delibera n. 59). Il 22 luglio l'ufficio tecnico adotta la determina a contrarre (n. 538) delegando la gara alla CUC Fortorina, e il 4 agosto la Fortorina la indice con la determina CUC n. 6/2025, "da espletarsi tramite il sistema telematico della CUC Fortorina". Poi, il 12 novembre, una seconda determina a contrarre (n. 785, "integrazione e rettifica") prende atto che "nel contempo è stata accertata la mancata qualificazione da parte della CUC Fortorina" e sposta tutto a Carlantino: la richiesta alla CUC di Occhito porta la data del 29 settembre, l'accettazione quella del 6 ottobre, il costo del servizio è di 7.140,96 euro, lo 0,75 per cento della base d'asta. Ad agosto, dunque, la centrale di cui siamo capofila aveva indetto una gara da 952mila euro che, secondo la stessa amministrazione, non era abilitata a gestire; e nessuno, prima di allora, se n'era accorto. Un dettaglio a margine dice quanto siano stati curati questi atti: la determina n. 785 di San Marco, tra le premesse, afferma che "il Comune di Pesco Sannita è incluso nel Sub Ambito Distrettuale 3 Fortore", frase evidentemente rimasta da un modello copiato da un altro ente. E per accompagnare il trasloco, Carlantino ha affidato "servizi straordinari" da 7.300 euro per l'utilizzo della sua piattaforma telematica anche "per conto del comune di San Marco dei Cavoti".

Un'ultima curiosità di calendario: le due gare di Ginestra degli Schiavoni e quella di San Giorgio La Molara, tra i 3,3 e i 5 milioni l'una, sono state pubblicate tra il 20 e il 30 dicembre 2025 con scadenze tra il 7 e il 15 gennaio 2026. Da sedici a diciotto giorni, interamente a cavallo delle festività natalizie, per studiare progetti milionari e presentare un'offerta.

Il cronometro a due velocità

La gara del Tammarecchia è stata pubblicata il 27 maggio 2026, con scadenza per le offerte il 24 giugno: quattro settimane, nelle quali è successo di tutto. Due errata corrige, chiarimenti in cui la stessa centrale dà atto di incongruenze del computo segnalate dalle imprese, e una richiesta di proroga dei termini per studiare meglio le carte: respinta. Nonostante tutto hanno partecipato 18 operatori da mezza Italia, ed è un bene: più concorrenza significa, in teoria, un progetto migliore per Fontecavalli.

Il motivo di tutta questa fretta ce l'ha spiegato per iscritto il responsabile della centrale, nella nota del 13 luglio 2026 con cui rispondeva alla nostra richiesta sulla Commissione giudicatrice: il monitoraggio ANAC premia le stazioni appaltanti che chiudono in fretta, sotto i 115 giorni medi tra la scadenza delle offerte e la firma del contratto, e penalizza chi supera i 160. Da lì, a ritroso, un calendario dichiarato inderogabile "salvo circostanze impreviste e imprevedibili": valutazione delle offerte chiusa entro il 30 agosto, aggiudicazione entro il 15 settembre, contratto entro il 17 ottobre.

Poi però abbiamo guardato l'altra gara di San Marco sullo stesso portale, quella dei rifiuti: offerte scadute il 2 febbraio 2026. I 115 giorni del premio sono passati il 28 maggio. I 160 della penalità sono passati il 12 luglio. Oggi siamo oltre i 190 giorni: nessun vincitore proclamato, e sul portale non risulta nemmeno l'avviso per cercare i giudici della gara. Lo stesso identico cronometro che a luglio serviva a dire no alle imprese, sui rifiuti di San Marco si è semplicemente fermato. Nel frattempo il servizio va avanti come va avanti da anni: proroghe in affidamento diretto al gestore uscente, le ultime a luglio e novembre 2025.

La commissione che non c'è

Chi decide chi vince una gara come questa? Una commissione giudicatrice: gli esperti che dovranno leggere e confrontare le offerte tecniche delle 18 imprese in corsa, con ampia discrezionalità. La qualità di quella commissione è la garanzia di tutti.

E qui i tempi si fanno curiosi. L'avviso per candidarsi a commissario è stato pubblicato il 29 giugno, solo sull'albo della CUC, con scadenza alle ore 10 del 6 luglio: sette giorni di calendario, weekend compreso. L'11 luglio, come gruppo consiliare, abbiamo scritto a Sindaco, Ufficio tecnico, Segretaria comunale e, per conoscenza, alla CUC, chiedendo di riaprire i termini dandone pubblicità vera, di orientare la selezione su profili di comprovata competenza specialistica, di spiegare le ragioni di tanta fretta e di trasmetterci gli atti. Il 13 luglio il responsabile della CUC ci ha risposto accogliendo la richiesta di riapertura: termini riaperti fino al 20 luglio. È un risultato concreto del controllo consiliare, e diamo atto alla CUC della risposta rapida e argomentata.

Ma da allora, silenzio. Al 14 agosto la nomina della Commissione non risulta né pubblicata all'albo della CUC né comunicata al Comune, dove l'ultima nota della centrale resta quella del 14 luglio. Il termine del 30 agosto, quello sì, resta fermo. Delle due l'una: o la nomina c'è stata e non è stata resa nota, oppure la Commissione non esiste ancora, e chi dovrà valutare 18 offerte tecniche lo farà in una manciata di giorni, ad agosto. Il confronto con le altre gare della stessa centrale è impietoso: per Ginestra degli Schiavoni e San Giorgio La Molara l'avviso per i commissari uscì il giorno dopo la scadenza delle offerte, e quelle gare hanno già un vincitore.

E una domanda, a questo punto, sorge spontanea: chi l'ha voluta, una valutazione da chiudere per forza in piena estate? Un incarico che chiede di leggere e confrontare 18 offerte tecniche sotto Ferragosto, con una scadenza dichiarata non spostabile, è un incarico che scoraggia da solo: un calendario così, prima ancora delle nomine, rende quella poltrona poco appetibile proprio per i professionisti di più alto profilo che un'opera del genere meriterebbe. Ci auguriamo di sbagliare. I curricula dei commissari, quando finalmente li vedremo, ci diranno se è andata così.

Ultimo atto: tre stazioni appaltanti per la stessa opera

Nel frattempo la storia si è arricchita di un capitolo. Mentre la gara dei lavori era ancora aperta, il 10 giugno 2026 (nota prot. 4400) il Comune ha chiesto la disponibilità di un'altra stazione appaltante qualificata, il Comune di Pesco Sannita, per gestire una seconda gara della stessa opera: quella dei servizi tecnici di direzione dei lavori, coordinamento della sicurezza e contabilità. Pesco Sannita ha la patente per i servizi fino a 5 milioni di euro, quanto basta. Ha dato disponibilità il 27 luglio (nota prot. 7227) e il 31 luglio la Giunta, con la deliberazione n. 54 pubblicata il 3 agosto, ha approvato la convenzione, immediatamente eseguibile, con un rimborso tra lo 0,30 e lo 0,80 per cento del valore della gara a carico dell'Ente.

Ricapitolando: per la stessa opera, tre stazioni appaltanti. La gara dei lavori si decide a Carlantino, in provincia di Foggia. La gara della direzione lavori si deciderà a Pesco Sannita. E il Comune di San Marco dei Cavoti, capofila di una centrale con il suo nome sulla carta intestata, assiste da spettatore alle proprie gare. Ognuna delle tre stazioni con il suo conto: 22.166,57 euro già stanziati per la CUC di Occhito, 17.000 euro per la commissione giudicatrice, il rimborso previsto dalla convenzione con Pesco Sannita.

Dentro le carte della gara

Abbiamo scaricato e verificato, uno per uno, tutti i 58 documenti pubblicati sulla piattaforma di gara. Due cose meritano di essere dette, in attesa degli approfondimenti che seguiranno.

La prima: i documenti si contraddicono su elementi essenziali del contratto. Per il disciplinare i lavori durano 315 giorni; per il capitolato speciale e il cronoprogramma ne durano 548. Per il disciplinare l'appalto è "a corpo"; per il capitolato e lo schema di contratto è "a misura". E a nove giorni dalla scadenza delle offerte un'errata corrige ha dimezzato gli oneri di sicurezza, da 172.502,54 a 92.609,76 euro, spostando quasi 80mila euro sulla quota soggetta a ribasso: il capitolato, documento contrattuale, non è mai stato corretto e riporta ancora i numeri vecchi.

La seconda: l'offerta tecnica vale 90 punti su 100, e di questi 75 sono affidati alla valutazione discrezionale della commissione su cinque criteri generici, senza sub-criteri, senza soglia minima e senza alcun limite di pagine o di formato per le relazioni. Non lo diciamo noi: sono le stesse imprese, nei chiarimenti pubblicati, ad avvertire che in queste condizioni le offerte diventano "imparagonabili". Un motivo in più per cui la qualità della Commissione giudicatrice non è un dettaglio: è tutto.

Il punto politico

Sgombriamo il campo: non contestiamo la legge. Il codice impone ai comuni non qualificati di appoggiarsi a stazioni appaltanti qualificate, e ricorrervi è un obbligo, non una colpa. E non contestiamo nemmeno i tempi rapidi in sé: Fontecavalli aspetta da undici anni, e ogni giorno guadagnato è benvenuto.

Contestiamo tutto il resto, che la legge non lo imponeva affatto. La scelta di una centrale foggiana mai frequentata prima dell'autunno 2025, senza una riga di motivazione, con quattordici alternative qualificate nella nostra provincia. Le gare sotto soglia che potevano restare alla centrale di cui siamo capofila e sono emigrate anche loro. Una patente, quella della Fortorina, conquistata e poi lasciata nel cassetto, mentre si paga tre stazioni appaltanti diverse per gare che una centrale nostra, portata al livello giusto, avrebbe potuto gestire in casa. Un cronometro ANAC invocato come inderogabile quando serve a dire no alle imprese, e dimenticato quando la gara ferma è quella dei rifiuti. E una Commissione giudicatrice che, a due settimane dalla scadenza dichiarata "ferma", ancora non risulta esistere.

E allora le domande, alla fine, si affollano da sole. Chi ha deciso che le gare del Fortore si decidono a Carlantino, e in quale sede? Perché dagli atti che abbiamo esaminato non emerge la ragione della scelta di quella centrale, né risulta documentato alcun confronto con le alternative disponibili? Perché la Provincia di Benevento e le altre stazioni qualificate della nostra provincia non risultano nemmeno interpellate? Perché la Fortorina è stata accompagnata fino alla qualificazione e poi fermata proprio quando avrebbe potuto cominciare a lavorare, e chi ha deciso di non portarla all'ultimo gradino? Quanto costa complessivamente ai cittadini, tra corrispettivi, compensi e rimborsi, il ricorso a tre stazioni appaltanti esterne per gare che una centrale nostra, portata al livello giusto, avrebbe potuto gestire in casa? Perché i tempi ANAC sono inderogabili quando c'è da dire no alle imprese, e non valgono per la gara dei rifiuti, ferma da oltre sei mesi? E perché, a due settimane da una scadenza dichiarata "ferma", i cittadini non conoscono ancora i nomi di chi dovrà giudicare 18 offerte per un'opera da 6,33 milioni?

Non abbiamo tesi precostituite: abbiamo domande, tutte fondate sugli atti. Se le risposte esistono, e sono semplici, l'amministrazione le dia: saremo i primi a prenderne atto. Fino ad allora, sono le domande a cui pretenderemo risposta in ogni sede utile. Una volta abbiamo già chiesto, e i termini per i commissari sono stati riaperti: il controllo serve, e i risultati si vedono.

Su quest'opera si misura la capacità amministrativa del nostro Comune per i prossimi anni. Noi continueremo a fare la nostra parte: seguire ogni atto, chiedere ogni carta, segnalare ogni anomalia. La Lente di NOVA non va in ferie: resta accesa anche in questi giorni d'agosto, mentre altri sono sotto gli ombrelloni. Gli atti non aspettano, e noi nemmeno.

Gruppo consiliare NOVA «Nuovo Fare Comune» - Remo Cavoto, Angelo Casciano




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