Informativa n. 2
Acqua razionata dieci ore al giorno: emergenza o problema mai affrontato?
di Remo Cavoto e Angelo Casciano - NOVA Nuovo Fare Comune
Acqua a San Marco: emergenza o problema mai risolto?
In questi giorni a San Marco siamo tornati a parlare di acqua. Ancora una volta i cittadini si trovano a fare i conti con l'erogazione ridotta: almeno dieci ore al giorno senza servizio, con un'ordinanza che dovrebbe accompagnarci fino al 31 ottobre.
Ma la domanda che ci poniamo è semplice: possiamo continuare a chiamarla ogni anno "emergenza" oppure dobbiamo iniziare a considerarla per quello che è, cioè un problema strutturale che va affrontato? Come gruppo di opposizione abbiamo scelto di guardare agli atti, ai numeri e alle decisioni prese in questi anni. Non per fare polemica, ma perché davanti a un servizio essenziale come l'acqua i cittadini hanno il diritto di capire.
La spesa per l'acqua nel mandato 2022-2026
Quanto abbiamo speso per comprare acqua e quanto per migliorare il sistema? I numeri del Comune raccontano una situazione precisa.
Tra il 2022 e il 2025 sono stati spesi circa 268 mila euro per acquistare acqua all'ingrosso da Molise Acque. Solo nel 2025 la spesa è arrivata a 92.636 euro, in aumento rispetto all'anno precedente.
Nello stesso periodo, gli interventi sull'intero sistema idrico comunale (pozzi, rete, serbatoi e materiali) ammontano a circa 125 mila euro. Di questi, sulle fonti principali (pozzi e captazioni da cui dipende gran parte della nostra acqua) sono stati destinati solo 42 mila euro.
È evidente che acquistare acqua e investire sulle infrastrutture sono due cose diverse, il confronto resta significativo: negli ultimi anni abbiamo speso molto di più per compensare il problema che per risolverlo alla radice.
I finanziamenti europei: 4,9 milioni "ancora sulla carta"
Veniamo agli investimenti strutturali. Si parla di 4,9 milioni di euro di fondi europei (PR Campania FESR 2021-2027) per l'acquedotto, suddivisi in due interventi:
- 1.900.000 € per il rifacimento, il completamento e la razionalizzazione della rete idrica (DGR Campania n. 278 del 21/05/2025; delibera di Giunta n. 76 del 13/10/2025);
- 3.000.000 € per la captazione delle sorgenti e per un nuovo serbatoio in località Montagna (DGR n. 723 dell'08/10/2025; delibera di Giunta n. 29 del 02/04/2026).
Purtroppo ad oggi parliamo di risorse programmate, non ancora concesse. Non risultano quindi decreti definitivi di finanziamento e, anche dopo l'eventuale concessione, serviranno progettazione esecutiva, bando di gara e così via. Ammesso che vengano approvate e finanziate, queste opere non vedranno la luce prima di due, tre anni. Il problema che i cittadini stanno vivendo oggi non può essere risolto nell'immediato.
Ma l'acqua manca davvero alla fonte?
Il 16 giugno Ottopagine pubblicava un articolo in cui l'ente di bacino e Molise Acque indicano per il 2026 un livello delle sorgenti in netto miglioramento rispetto ai livelli riscontrati nelle due annualità precedenti.
San Marco, inoltre, gestisce direttamente il proprio servizio idrico attraverso pozzi e sorgenti comunali, acquistando da Molise Acque solo una parte di quella necessaria. Ed è proprio qui che nasce una contraddizione che non può essere liquidata con leggerezza: se la risorsa, a livello generale, non presenta una criticità eccezionale, allora il problema non può essere scaricato sulla scarsità dell'acqua, ma va cercato dove evidentemente non si è voluto intervenire per tempo, nella capacità del sistema comunale di produrre, conservare e distribuire la risorsa, del resto, la situazione è nota da anni e si ripresenta ciclicamente. Viene affrontata nel modo più semplice, al momento del bisogno ma con scarsi risultati e più penalizzante per i cittadini.
La stessa stampa locale ha già evidenziato come San Marco sia stato il primo comune del Fortore a introdurre limitazioni così pesanti, un primato che difficilmente può essere rivendicato con orgoglio. Ogni territorio ha caratteristiche diverse e non si tratta di trasformare la questione in una gara tra comuni. Tuttavia, un fatto resta difficile da ignorare: se il quadro generale della risorsa idrica è in miglioramento, come mai proprio qui si è arrivati a misure così drastiche, fino a dieci ore al giorno di sospensione dell'erogazione? E soprattutto, perché la risposta continua a ricadere sistematicamente sugli utenti, invece di affrontare una volta per tutte le criticità strutturali del sistema?
Cosa si potrebbe fare subito, senza grandi spese
Torniamo al punto di partenza.
Il quadro che emerge è quello di un problema strutturale, non di un'emergenza improvvisa o imprevedibile. E quando un'emergenza viene annunciata ogni anno con gli stessi atti e le stesse parole, smette di essere tale: diventa piuttosto il segnale di una criticità mai affrontata alla radice. Non si tratta di ignorare ritardi che, in parte, riguardano tutto il Paese, ma di assumersi la responsabilità delle scelte e dei tempi di questo mandato.
Da forza di opposizione non ci limitiamo a segnalare i problemi: indichiamo anche alcune misure che, a nostro avviso, si potrebbero adottare fin da subito, con costi contenuti e senza attendere le grandi opere.
- Suddividere l'acquedotto in zone, ciascuna con un proprio misuratore: permette di capire dove si concentrano le perdite e i consumi maggiori e di individuare anche le rotture non visibili, segnalate dai consumi anomali, con la lettura delle portate da remoto.
- Dotare i serbatoi di sensori di troppo pieno e i pozzi di telecontrollo. I sensori di livello sui serbatoi consentono di staccare automaticamente i pozzi quando il serbatoio è pieno, o di farli lavorare a rotazione, evitando sprechi (come quello odierno visto in zona cimitero) e sovrasfruttamento; allo stesso tempo si può monitorare da remoto la produzione di ogni singolo pozzo, individuando per tempo i cali di resa, i blocchi o i malfunzionamenti delle pompe, così da evitare anche rotture per pescaggio a vuoto.
- Passare dalla manutenzione d'emergenza a quella programmata. Un piano ordinario di controllo e pulizia di pozzi e pompe consente di recuperare la resa delle fonti comunali, con spese modeste e prevedibili, al posto dei costosi interventi-tampone.
- Studiare le sorgenti e le captazioni per individuare dove realizzare nuovi pozzi. Una ricognizione delle fonti disponibili sul territorio, con il supporto di un rilievo idrogeologico oltre che del confronto con i residenti del posto, consentirebbe di capire dove conviene sviluppare nuove captazioni e nuovi pozzi, così da rafforzare nel tempo le fonti proprie e ridurre la dipendenza dall'acqua acquistata dall'esterno.
Per questo poniamo all'Amministrazione alcune domande semplici e legittime. Perché si continua a ricorrere a un'ordinanza contingibile e urgente per un fenomeno che si ripete ogni estate, invece di affrontarlo con la programmazione ordinaria? A che punto è l'iter dei due finanziamenti europei, ed è stato adottato il decreto di concessione o si è ancora alla sola programmazione? E quante risorse proprie sono state destinate, in questi anni, alla manutenzione dei pozzi e delle reti comunali, a fronte di quanto speso per comprare acqua dall'esterno?
Continueremo a verificare, atti alla mano, e a rendicontarvi tutto. Perché controllare e informare è il nostro compito.
NOVA «Nuovo Fare Comune» - i consiglieri Remo Cavoto e Angelo Casciano
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