Informativa n. 3
PNRR: tre opere da 2,8 milioni, nessuna finita nei termini
di Remo Cavoto e Angelo Casciano - NOVA Nuovo Fare Comune
PNRR a San Marco: tre opere, quasi tre milioni di euro. E nessuna è finita.
Il PNRR è stato per i piccoli comuni un'occasione irripetibile.
San Marco ha avuto finanziato, oltre a vari progetti di digitalizzazione ormai completati, tre vere opere strutturali, che da sole valgono quasi 2,8 milioni di euro:
- Scuola materna di località Francisi (abbattimento e ricostruzione): € 880.000
- Asilo nido comunale di località Leccata: € 963.760
- Centro di raccolta rifiuti di contrada Leccata: € 999.525
Tre progetti che questa Amministrazione ha ereditato: la scuola Francisi fu voluta dalla precedente amministrazione Cocca ed in particolare dall'allora assessore Angelo Casciano, mentre asilo nido e centro di raccolta furono richiesti al Ministero durante il periodo del Commissario Straordinario.
Ereditare un progetto finanziato, però, significa una cosa sola: avere il compito, e la responsabilità, di realizzarlo nei tempi.
Il problema: i ritardi.
I tempi, nel PNRR, non sono un dettaglio: sono la condizione stessa del finanziamento. Fin dal momento della concessione dei contributi era scritto che tutto dovesse chiudersi entro la metà del 2026, e la legge n. 50/2026 ha fissato il termine in modo definitivo e perentorio: lavori conclusi entro il 30 giugno 2026.
Dopo quella data, solo rifiniture "residuali e di modesta entità" entro 60 giorni; rendicontazione entro il 31 agosto, termine inderogabile.
Chi sfora rischia di non vedersi riconosciute le spese, e lo Stato ha già messo nero su bianco che si rivarrà sui Comuni inadempienti.
Ebbene: il 30 giugno è trascorso. Alla data fissata dalla normativa PNRR per l'ultimazione dei lavori, nessuna delle tre opere risulta conclusa.
I dati ufficiali di monitoraggio raccontavano già da mesi un andamento incompatibile con quella scadenza: al primo trimestre 2026 i pagamenti registrati erano al 55% per l'asilo nido, al 15,5% per la scuola Francisi e appena al 10% per il centro di raccolta. E, ancora oggi, i cantieri risultano aperti e visibili a tutti.
Il caso più emblematico: il centro di raccolta
Sul centro di raccolta gli atti permettono di ricostruire tutto, ed è qui che il ritardo diventa davvero difficile da spiegare. Perché questo intervento, a differenza degli altri due, non è nemmeno un vero cantiere edile: dei 789.200 euro a base d'asta, ben 475.200 euro (il 60%) sono forniture di attrezzature. Isole ecologiche, pesa, compattatori, cassoni: roba che si ordina, si consegna e si installa. Il tipo di intervento in cui i ritardi sono meno giustificabili in assoluto.
E invece guardate le date:
- Marzo 2022: il Commissario approva il progetto
- Luglio 2023: il Ministero concede il finanziamento.
- Agosto 2024: la gara viene aggiudicata.
- Luglio 2025: si firma il contratto, 315 giorni dopo l'aggiudicazione, e i lavori vengono consegnati solo parzialmente.
- Fino a marzo 2026: praticamente nulla. Il cantiere vero comincia a muoversi solo a primavera inoltrata, e tra marzo e giugno 2026 un "tavolo tecnico" sta ancora definendo lavorazioni, prezzi e schede delle attrezzature. L'approvazione arriva con determina del 18 giugno, a dodici giorni dalla scadenza nazionale, invocando l'urgenza di "evitare la perdita del finanziamento".
Un'urgenza vera. Ma figlia di che cosa? È questa la domanda politica che resta senza risposta. Perché un progetto approvato nel 2022, finanziato nel 2023 e aggiudicato nell'estate del 2024 arriva ad affrontare questioni essenziali soltanto dodici giorni prima della scadenza nazionale? Una gestione efficace avrebbe dovuto evitare di arrivare con l'acqua alla gola su un intervento che, per oltre il 60%, consiste nell'acquisto e nell'installazione di attrezzature.
Quanto è tornato al territorio?
Facciamoci una domanda concreta: di quasi tre milioni di euro di lavori nel nostro paese, quanto è tornato alle imprese e ai lavoratori della zona? La risposta, stando agli atti, è questa: un subappalto da poco più di 22.000 euro. Tutto il resto è andato a ditte di fuori.
Eppure gli strumenti per fare diversamente c'erano, e li aveva messi a disposizione lo Stato. Le regole semplificate approvate dal governo per accelerare il PNRR permettevano, per appalti fino a un milione di euro, di affidare i lavori con una gara a inviti: niente bando aperto a tutti, è il Comune a individuare le imprese da invitare, di norma con un sorteggio tra quelle che si candidano. Una corsia veloce pensata per fare presto, che lasciava alle amministrazioni un ampio margine di scelta. E i requisiti tecnici non erano un ostacolo insuperabile: la legge consente alle imprese di farseli "prestare" da aziende più grandi (si chiama avvalimento), ed è esattamente ciò che risulta avvenuto, in almeno un caso documentato, in questi appalti. Due delle tre aggiudicatarie, del resto, sono realtà di dimensioni minime, con capitali sociali simbolici, pochissimi dipendenti e contratti ben superiori al proprio fatturato annuo.
Non contestiamo la legittimità delle aggiudicazioni, che spetta agli organi competenti verificare. Ma se anche imprese così piccole potevano partecipare, facendosi prestare i requisiti, la domanda viene da sola: quante ditte della nostra zona, che mezzi, maestranze ed esperienza li hanno davvero, sono state invitate a quelle gare? In una gara a inviti, sapere chi è stato invitato non è un dettaglio: è l'unico modo per capire se il tessuto produttivo locale abbia avuto una possibilità concreta di concorrere, e se quell'ampio margine di scelta sia stato usato anche nell'interesse del territorio.
Il punto politico
Non stiamo discutendo l'utilità delle opere, che sono importanti per San Marco e che tutti vogliamo vedere completate. Né stiamo discutendo di chi abbia ottenuto i finanziamenti. Stiamo parlando della loro gestione. Dal momento dell'insediamento, questa Amministrazione aveva il compito di portare a termine tre interventi finanziati dal PNRR rispettando tempi estremamente chiari e conosciuti fin dall'inizio. Alla scadenza fissata dallo Stato, il dato oggettivo è che nessuna delle tre opere risulta conclusa. È su questo risultato amministrativo che chiediamo conto.
Il giudizio? Alla prova dei fatti
Un'opera pubblica si giudica quando entra in funzione: quando i bambini entreranno nel nuovo asilo e nella scuola riqualificata, quando il centro di raccolta sarà operativo e offrirà un servizio efficiente ai cittadini. Quel giorno verificheremo, voce per voce, che quanto realizzato corrisponda a quanto finanziato e promesso.
Ma oggi c'è una questione che viene prima di ogni altra: la tutela di quasi tre milioni di euro di risorse pubbliche.
Per questo chiediamo all'Amministrazione di chiarire, con documenti alla mano, se i lavori siano stati ultimati nei termini previsti dal PNRR, se tutti gli adempimenti richiesti siano stati regolarmente completati e se i finanziamenti siano pienamente al sicuro.
I cittadini hanno diritto a risposte chiare, non a rassicurazioni generiche.
Il nostro compito continuerà a essere quello di vigilare, verificare gli atti e informare la comunità con serietà e trasparenza. Perché sui fondi pubblici, soprattutto quando rappresentano un'opportunità irripetibile per il nostro paese, non contano gli annunci: contano i risultati.
I consiglieri di NOVA "Nuovo Fare Comune" Remo Cavoto, Angelo Casciano
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