Informativa n. 8
Ex asilo nido: spesi 233mila euro, questo è il risultato
di Remo Cavoto e Angelo Casciano - NOVA Nuovo Fare Comune
Il tetto
Il progetto prevede 78 pannelli solari. Siamo andati a contarli con le foto dall'alto: sul tetto ce ne sono 35. Ne mancano 43.

Ai prezzi di gara quei 43 pannelli valgono circa 22.000 euro. La fattura, però, è stata pagata quasi per intero: dall'aggiudicazione, disposta con la determina n. 465 del 25 giugno 2025, alla liquidazione della determina n. 254 del 24 marzo 2026, il conto è sceso di soli 1.500 euro.
Una spiegazione ci sarebbe: una variante, cioè l'atto con cui il Comune decide di cambiare quello che aveva previsto e ne dà conto. Quell'atto non esiste. Abbiamo cercato in tutte le determine e le delibere pubblicate all'albo e in tutto il registro di protocollo del Comune: per questo intervento non risulta nessuna variante, nessuna perizia, nessuna modifica dell'affidamento. Il progetto valido resta quello approvato con la delibera di Giunta n. 39 del 17 aprile 2025, e quel progetto prevede 78 pannelli.
Quindi una delle due: o sul tetto è stato montato meno di quello che è stato pagato, oppure è stato montato qualcosa di diverso da quello che era a progetto. Chiediamo di sapere quale delle due, e una cosa ancora più semplice: quell'impianto è collegato alla rete e produce?
Su quest'ultima domanda abbiamo già cercato noi. Per collegare un impianto alla rete il Comune deve pagare il distributore, e per pagare serve una determina. Nel 2025 e nel 2026 il Comune ne ha adottate due che riguardano contatori: la determina n. 307 del 2 maggio 2025, per un contatore senza attivazione di fornitura, quando l'impianto non era ancora stato montato, e la determina n. 115 del 10 febbraio 2026, per il contatore della scuola materna Francisi. Nessuna delle due riguarda l'ex asilo nido. Fra gli atti dell'albo non ce n'è uno sull'allacciamento di quell'impianto, e nel registro di protocollo del Comune non compare nessun documento che lo nomini.
L'edificio
Il programma è stato avviato con la delibera di Giunta n. 37 del 15 aprile 2025 e il progetto approvato con la delibera di Giunta n. 39 del 17 aprile 2025, che porta in allegato i computi metrici di tutti e cinque gli edifici. È l'ex asilo nido di via Matteotti. Nell'Informativa n. 4 vi abbiamo raccontato che dal 2020 è occupato dalla società del cantiere della variante della SS212 e che il Comune non ne aveva mai incassato un euro di canone. A distanza di mesi la situazione è la stessa: non abbiamo avuto notizia di alcun incasso, e negli atti pubblicati all'albo non c'è traccia di un canone accertato o riscosso per quell'immobile. Su questo edificio, nel 2025, il Comune ha speso 233.464 euro di contributo ministeriale.
La luce la paga il Comune, la usa il cantiere
Il contatore dell'ex asilo nido non è mai stato intestato alla società che occupa l'edificio: è ancora intestato al Comune. Dal 2020 la corrente consumata dal cantiere la paga il Comune, cioè la paghiamo noi, su un immobile per cui non entra un euro di affitto.
Vuol dire anche un'altra cosa. L'impianto solare, pagato con soldi pubblici, è stato dimensionato sui consumi di quell'edificio e serve a coprirli. Quei consumi sono l'attività di un'impresa privata.
Quanto abbia pagato il Comune di bollette per questo immobile dal 2020 a oggi, e se qualcuno gliele abbia mai rimborsate, lo abbiamo chiesto formalmente. Più avanti raccontiamo com'è andata a finire.
Le finestre pagate e le finestre montate
Ahimè, anche qui. Come al Palacrok e come al campo sportivo, anche le finestre dell'ex asilo nido vengono messe a computo con la voce più cara che il prezzario offra: lo scorrevole alzante, il sistema delle grandi vetrate che si spostano di lato.

Il computo le elenca una per una: sono venticinque, larghe un metro e dieci, alte un metro e sessanta. Finestre normali. Ognuna viene pagata 3.235 euro. Uno scorrevole a due ante largo un metro e dieci avrebbe due ante da cinquantacinque centimetri l'una. Nel computo ci sono anche tre porte nuove in acciaio, per altri 5.618 euro. La fornitura è stata liquidata con la determina n. 251 del 24 marzo 2026. In tutto, infissi e porte fanno 86.944 euro.
Lo stesso identico codice di capitolato compare in tutti e cinque i progetti del programma, a tre prezzi diversi: 1.417 euro al metro quadro al campo sportivo, 1.825 all'ex asilo nido e alla sede comunale, 2.100 al Palacrok e alla tendostruttura. Sotto quella voce ci sono ogni volta finestre comuni: al campo sportivo quindici di esse misurano sessanta centimetri per trenta, al Palacrok settantotto per centoquarantadue, qui centodieci per centosessanta. Al campo sportivo, con la stessa voce delle vetrate scorrevoli, sono state pagate anche sette porte.


Le fotografie dei tre edifici le abbiamo pubblicate nelle informative precedenti, e si vede a occhio: le finestre montate si somigliano tutte. Se il prodotto installato è lo stesso, allora i tre prezzi diversi non dipendono dal prodotto. Chiediamo su quale base sia stata scelta questa voce di prezzario per infissi che quella voce non sono, e perché la stessa voce valga tre cifre diverse dentro lo stesso programma, approvato con la stessa delibera, lo stesso giorno.
C'è poi la cosa più semplice di tutte. La parte più grande dell'edificio vetrato non è stata toccata: la vetrata sul retro, lunga una ventina di metri e sormontata dai lucernari, ha ancora i telai di alluminio di almeno quarant'anni fa. Da sola è più grande di tutti gli infissi sostituiti. Da lì il calore continua a uscire come prima.

Venticinquemila euro di luci e di prese
La terza fornitura si chiama relamping, che vuol dire sostituzione dell'illuminazione, e costa 25.436 euro. Dentro ci sono 80 lampade a LED da 40 watt, per 18.516 euro. Il resto, quasi settemila euro, sono 120 prese di corrente e 60 interruttori. La fornitura è stata liquidata con la determina n. 252 del 24 marzo 2026.
Le prese di corrente non fanno risparmiare energia: la consumano. Su un edificio che il Comune non usa, e nel quale lavora un'impresa privata, sono state installate 120 prese nuove dentro un intervento finanziato per l'efficienza energetica.
Quanto alle lampade, il risparmio che portano lo dice la diagnosi del Comune: i 46 euro e 50 centesimi risparmiati in un anno sono tutti attribuiti all'acqua calda sanitaria. All'illuminazione nuova la diagnosi non attribuisce nessun risparmio. Venticinquemila euro di lavori, zero euro di risparmio previsto.
Venticinquemila euro di soldi pubblici, quindi, per un intervento che non porta un guadagno a nessuno tranne a chi in quell'edificio ci lavora senza pagare né affitto né bolletta.
Con gli stessi soldi si poteva finire il lavoro
Facciamo un ragionamento semplice, usando soltanto i numeri scritti nel progetto del Comune.
L'impianto fotovoltaico è la voce più grossa. Nello stesso progetto il Comune ne ha messi a computo due quasi identici: 18 kW alla sede comunale e 20,28 kW all'ex asilo nido. Alla sede comunale l'impianto costa 48.843 euro, cioè 2.713 euro per ogni kW installato. All'ex asilo nido ne costa 84.207, cioè 4.152 euro per ogni kW. Il cinquantatré per cento in più, stesso progetto, stessa delibera, stesso giorno.
Se l'impianto dell'ex asilo nido fosse stato computato al prezzo al kW della sede comunale, sarebbe costato 55.029 euro invece di 84.207. Sono 29.177 euro di differenza. Aggiungete i 25.436 euro del relamping che non produce risparmio e si arriva a 54.614 euro.
Con quella cifra, ai prezzi scritti nel progetto, si sarebbero sostituiti altri trenta metri quadri di infissi: settantaquattro invece di quarantaquattro. Ai prezzi applicati al campo sportivo, dentro lo stesso programma, ottantadue.
Ottantadue metri quadri vogliono dire l'edificio intero, compresa la vetrata sul retro, dove i vetri rotti sono stati riparati alla meglio in un modo che su un immobile pubblico non si dovrebbe vedere. Vogliono dire un edificio finito, invece di un edificio con le finestre nuove davanti e i telai vecchi dietro.
Chiederemo conto all'Amministrazione, e a chi di dovere, se queste scelte sono normali e perché i soldi pubblici vengono spesi in questo modo. Quello che manca in questo programma non sono i soldi. È l'idea di che cosa farne.
Quarantasei euro e cinquanta l'anno
Quanto è servito tutto questo lo dice il Comune stesso, nella diagnosi energetica allegata al progetto. Prima dei lavori l'edificio costava di energia 33.100 euro l'anno. Dopo i lavori ne costa 33.054. La differenza è di 46 euro e 50 centesimi l'anno, meno di quattro euro al mese. Sul riscaldamento, che da solo vale trentamila euro l'anno, il risparmio previsto è zero.
Duecentotrentatremila euro spesi, quarantasei euro l'anno risparmiati. Di questo passo, per rientrare della spesa servirebbero cinquemila anni.
Lo stesso documento scrive però che la spesa rientrerà in 5,9 anni. Con un risparmio di 46 euro l'anno quel conto non torna in nessun modo, e chiediamo all'Amministrazione di spiegarlo.
Trentatremila euro di corrente all'anno
C'è un numero, in quella diagnosi, che merita una domanda a parte. Il documento calcola che l'edificio consumi 132.402 chilowattora l'anno, per una spesa di 33.100 euro, di cui 30.226 per il solo riscaldamento.
La cosa da capire è che si tratta tutto di energia elettrica. Nella diagnosi non compaiono né gas né gasolio: riscaldamento, acqua calda e illuminazione sono calcolati in chilowattora elettrici, a venticinque centesimi l'uno. E il contatore di quell'edificio, come abbiamo scritto, è intestato al Comune.
Se quei consumi fossero reali, il Comune starebbe pagando 33.100 euro l'anno di corrente per un immobile che non usa e che non gli rende un euro di affitto. In sei anni di occupazione fanno 198.603 euro: quasi quanto è costato l'intero intervento di efficientamento.
Ci auguriamo che quel numero sia sbagliato, perché la diagnosi calcola il consumo teorico di un edificio riscaldato a dovere, non quello che risulta dalle bollette. Se però è sbagliato, allora è sbagliata anche la base su cui sono stati calcolati i quarantasei euro e cinquanta di risparmio, e con essa tutto il progetto.
Verificarlo si può in un modo solo: leggendo le bollette. Le abbiamo chieste il 16 giugno 2026 con istanza di accesso agli atti protocollata al numero 4569, domandando il contratto di fornitura, il codice POD, l'intestatario, le fatture e i consumi dal 2020. A quasi tre mesi di distanza non ci è stato mandato niente.

La diagnosi che nessuno ha affidato
La diagnosi energetica che calcola quel risparmio di 46 euro e 50 centesimi porta la data del 15 aprile 2025, lo stesso giorno della delibera che avvia il programma. Trentanove pagine di calcoli, e in fondo nessuna firma: non c'è un tecnico che se ne assuma la paternità, non c'è un timbro, non c'è un numero di iscrizione a un ordine professionale. A margine della prima pagina compare soltanto l'intestazione di uno studio tecnico del posto, che torna nel riquadro «Studio tecnico» del rapporto.
C'è un secondo fatto. Abbiamo cercato in tutti gli atti pubblicati all'albo: non esiste nessuna determina che affidi quell'incarico, nessun impegno di spesa, nessuna liquidazione a favore di chi ha redatto quel documento. La diagnosi compare soltanto come allegato alla delibera di Giunta n. 39 del 17 aprile 2025. Non sappiamo con quale atto sia stato conferito l'incarico, né se e quanto sia stato pagato.
Su quell'intestazione, e sui rapporti fra chi l'ha apposta e il Comune, potrebbero esserci profili di conflitto di interessi. Non tocca a noi stabilirlo: il testo unico degli enti locali se ne occupa agli articoli 63 e 78, e la verifica spetta agli organi competenti. Noi chiediamo all'Amministrazione con quale atto quell'incarico sia stato affidato, quanto sia costato e chi abbia risposto di quei calcoli.
Chi ha scelto l'impresa, e perché
Le imprese sono due, e nelle determine hanno nome e cognome. La prima è la De Masi Srl, di Napoli, che ha fornito l'impianto fotovoltaico: è un'azienda attiva dal 1986, dalla visura non emerge nulla di anomalo e su di lei non abbiamo osservazioni da fare.
La seconda è la LFS Group Srl, di Grottaminarda, in provincia di Avellino, che ha fornito infissi e illuminazione. Non solo qui: nello stesso programma ha preso cinque forniture su tre edifici diversi, l'ex asilo nido, la sede comunale e la tendostruttura, per 256.377 euro al netto dell'IVA, 312.781 con l'IVA. Ogni singola fornitura resta sotto i 140.000 euro che consentono l'affidamento diretto. Il programma, però, è stato diviso in cinque interventi, ciascuno spezzato in più forniture.
La visura camerale, aggiornata al 10 settembre 2026, registra come attività svolta il «commercio all'ingrosso di computer, apparecchiature informatiche periferiche e di software», codice ATECO 465010. La società è stata costituita l'11 gennaio 2021 e ha tredici dipendenti. L'oggetto sociale è lunghissimo e comprende di tutto, dalle lampade all'abbigliamento sportivo, e in mezzo a quell'elenco ci sono anche le opere edilizie e la costruzione di porte e infissi. L'attività per cui l'azienda risulta registrata alla Camera di Commercio, però, è un'altra. Abbiamo poi cercato il suo nome in tutti gli atti pubblicati dal Comune: prima del maggio 2025 non compare mai. Nessun lavoro precedente sul nostro territorio.
Le domande non sono per l'impresa, che ha risposto a una richiesta di offerta del Comune. Sono per il Comune, che la legge obbliga a scegliere operatori con esperienze documentate e idonee. Chi l'ha individuata? Su quale elenco, su quale indagine di mercato, su quale precedente? Quali esperienze nel settore degli infissi sono state verificate prima di affidarle oltre 250mila euro di forniture? Negli atti pubblicati non c'è una riga che risponda.
Dove stanno gli atti
Tutto quello che avete letto si trova in atti pubblici, e qui sotto potete aprirli uno per uno. Le tre forniture sono state avviate con la determina n. 281 del 22 aprile 2025 per il fotovoltaico, la determina n. 282 del 22 aprile 2025 per l'illuminazione e la determina n. 283 del 22 aprile 2025 per gli infissi. Le aggiudicazioni sono state disposte con la determina n. 328 del 5 maggio 2025 e la determina n. 334 del 5 maggio 2025, confermate poi con la determina n. 466 del 25 giugno 2025 e la determina n. 468 del 25 giugno 2025. I pagamenti sono nelle tre determine del 24 marzo 2026 richiamate sopra. Il computo metrico, il quadro economico e la diagnosi energetica sono allegati alla delibera di Giunta n. 39 del 17 aprile 2025.
Il punto
Non mettiamo in discussione la legittimità degli affidamenti, che spetta ad altri verificare. Mettiamo in fila quello che si legge negli atti e si vede sul posto.
Duecentotrentatremila euro spesi. Sul tetto meno della metà dei pannelli pagati, a un prezzo per kW che supera del cinquantatré per cento quello che lo stesso Comune paga per la propria sede. Venticinque finestre normali pagate come grandi vetrate scorrevoli, e la vetrata vera, quella da venti metri, lasciata com'era. Venticinquemila euro di luci e centoventi prese in un edificio che il Comune non usa. La bolletta della luce a carico del Comune per un'attività privata che occupa l'edificio da sei anni senza che risulti pagato un euro di affitto. Trentatremila euro l'anno di corrente calcolati su quell'immobile, e le bollette che chiediamo da giugno senza risposta. Una diagnosi obbligatoria senza firma e senza un atto che risulti averla affidata o pagata. Alla fine di tutto, un risparmio di quarantasei euro l'anno.
Con la palestra di via Matteotti poteva essere una distrazione. Con il campo sportivo una coincidenza. Con il Palacrok un caso. Con l'ex asilo nido, quarto edificio dello stesso programma, non è più nessuna di queste cose: è un modo di lavorare.
Stiamo assistendo a qualcosa di anomalo che a San Marco sembra diventare la normalità. Le anomalie, però, restano anomalie anche quando si ripetono. Anzi, quando si ripetono contano il doppio, perché vuol dire che nessuno le ha corrette.
Le risposte le aspettiamo. Fino a oggi, su nessuna delle nostre informative è arrivata una parola dall'Amministrazione: né una smentita, né una spiegazione, né un numero diverso dai nostri. Il silenzio, su una spesa pubblica, non è una risposta.
Depositiamo istanza di accesso agli atti sul titolo in base al quale la società occupa l'immobile e sui canoni accertati e riscossi dal 2020 a oggi, sul collaudo e sulla contabilità finale dei tre interventi, sulla dichiarazione di conformità dell'impianto solare con numero e modello dei pannelli montati, sulla pratica di collegamento alla rete, sulle bollette dell'immobile dal 2020 a oggi e sugli eventuali rimborsi, che avevamo già chiesto il 16 giugno senza ricevere risposta, sulla planimetria e sulle schede tecniche degli infissi sostituiti, sull'atto con cui è stata affidata la diagnosi energetica e sulle esperienze documentate verificate prima dell'affidamento di infissi e illuminazione.
Continueremo a leggere gli atti e a raccontarveli. Perché controllare e informare i cittadini è il nostro compito.
Gruppo consiliare NOVA «Nuovo Fare Comune», Remo Cavoto e Angelo Casciano
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