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Informativa n. 11

Il costone sotto la Chiesa Madre, e perché a San Marco i lavori pubblici non finiscono mai

di e - NOVA Nuovo Fare Comune

Il costone sotto la Chiesa Madre, e perché a San Marco i lavori pubblici non finiscono mai

Sotto la Chiesa Madre il terreno scende ripido verso via Pontilli e il Foro Boario: negli atti del Comune quel pendio si chiama «il costone». Nel 2019 lo Stato ha dato un milione e mezzo per metterlo in sicurezza. Oggi è stato costruito un quarto dell'opera, il cantiere è fermo dal dicembre 2021 e intorno tutto peggiora. Non è un caso isolato, e proviamo a chiederci perché.

Di che cosa parliamo

San Marco nasce poco dopo il 1352, con i Provenzali di Gap da cui prende il nome; la Torre è di quel secolo e la chiesa arcipretale fu eretta, dice la storia pubblicata dal Comune, «nella parte più antica del paese, nel luogo li Pontili». Via Pontilli, la strada sotto la Chiesa, è il cuore più antico del paese, e oggi è chiusa.

Il progetto del 2019 prevedeva quattro paratie, cioè file di pali di cemento armato infilati nel terreno fino alla roccia, come una palizzata sotterranea che tiene fermo il pendio: tre attorno alla Chiesa e alla Torre, una al Foro Boario. In più rifaceva via Pontilli, con pavimentazione in pietra, balaustre, fogna e luci, per 377mila euro su 1.100.000 di lavori. Il contratto è del luglio 2020. Nel 2021 è stata costruita la paratia del Foro Boario, l'unica; il 5 dicembre 2021 il cantiere si è fermato e non è più ripartito.

Planimetria del progetto esecutivo 2019 con le quattro paratie attorno alla Chiesa di San Marco Evangelista e al Foro Boario
Il progetto del 2019, tavola SP-02: in azzurro le quattro paratie. La 4, al Foro Boario, è l'unica costruita. La 2 e la 3, in rosso, sono quelle a cui il Comune vuole rinunciare. Numeri e legenda sono nostri.

Che cosa dicono le relazioni geologiche

Prima del progetto un geologo ha studiato il pendio con sei sondaggi, prove di laboratorio e misure sismiche. La sua relazione, letta per intero, dice che sotto un primo strato di terra e macerie c'è roccia a pochi metri; che «non sono stati osservati fenomeni franosi in atto»; che le zone in dissesto stanno in basso, «in prossimità del Torrente Tammarecchia, lontane quindi dal settore del costone»; e che i problemi sono «rilegati strettamente alla instabilità delle coltri superficiali», cioè dei riporti, delle macerie di vecchi crolli e dei «ruderi pericolanti» sopra via Pontilli. Non è una nostra valutazione: è quello che c'è scritto. I pali servivano a tenere fermo quello strato.

Pagina della relazione geologica 2019 con la carta del rischio frane dell'Autorità di bacino e la frase evidenziata sulle aree in dissesto lontane dal costone
Relazione geologica del progetto, ottobre 2019: la carta del rischio frane, con il cerchio rosso sull'area d'intervento, e la frase che colloca i dissesti vicino al torrente, «lontane quindi dal settore del costone». Evidenziazione nostra.

Nel marzo 2026 la direzione dei lavori ha scritto che due paratie su quattro, quelle sotto la Chiesa, non si possono più fare per «un'evoluzione del fenomeno franoso», studiata in «un diverso e più ampio intervento già programmato». Quale sia, la relazione non lo dice. L'unico progetto finanziato in quella zona che conosciamo è quello da nove milioni sul torrente Tammarecchia, ottanta metri più in basso della Chiesa; se ce ne sono altri, dagli atti non risultano. Abbiamo letto per intero anche quello studio: la Chiesa, via Pontilli e il costone non vi compaiono mai, e i dissesti che descrive sono lungo il torrente, «in fase di quiescenza». La relazione geologica del nuovo Piano urbanistico, adottato dalla stessa Giunta a giugno, parla per le aree vicine al centro storico di dissesti che «non si configurano come vere e proprie frane». Il paese sta su questo sperone da quasi sette secoli, il torrente c'è da sempre e le prime briglie, secondo lo stesso studio, «risalgono intorno agli anni 50». Nei documenti del Comune non c'è uno studio che colleghi il torrente al costone: c'è una relazione di sopralluogo di poche pagine, senza un sondaggio, che la Giunta ha fatto propria il 2 aprile rinunciando a due paratie.

Non è solo il costone

A Beviera, l'altra opera finanziata dallo stesso decreto del 2019, dopo sette anni i lavori non sono finiti e il termine del contratto è scaduto da tempo. Alla scuola di piazza Rimembranza il cantiere dell'adeguamento sismico è aperto dal 2019 e gli alunni fanno lezione in sedi provvisorie da più di tre anni. Le opere che si sono chiuse, come la materna di Francisi e il centro di raccolta, si sono chiuse a ridosso di una scadenza che avrebbe fatto perdere i soldi. Lo schema è lo stesso: i soldi arrivano, il progetto c'è, poi passano anni fra una firma e l'altra.

Intorno al cantiere

Al Foro Boario la paratia c'è, ma il ripristino dell'area, a carico dell'impresa, non è mai stato fatto: la recinzione di cantiere è a terra da anni. A gennaio il Comune si è impegnato in tribunale a costruire un'opera per le acque piovane di via Montellera; ad aprile, dopo le piogge, il muro di contenimento a monte dell'anfiteatro è crollato, e dell'opera negli atti non c'è traccia. Davanti al muro crollato, da fine giugno, c'è una buca aperta per un lavoro all'acquedotto, segnalata dai residenti e da un consigliere dell'altro gruppo di opposizione: dopo quasi quattro mesi è ancora lì. Più in alto un altro muro di sostegno ha una lesione nell'angolo, già segnalata dai residenti. Sotto la piazza ci sono 160 metri quadri di locali comunali, nel piano di valorizzazione dal 2020 con la nota «richiede interventi manutentivi», riproposti ogni anno identici senza un lavoro.

Recinzione di cantiere abbattuta e coperta dalla vegetazione ai piedi di un muro in pietra
Il cantiere della paratia 4 al Foro Boario, ottobre 2026: la recinzione a terra, coperta dalla vegetazione. Foto NOVA.
Tratto di muro crollato con rete arancione, pietre accatastate e strada transennata
Dietro, il muro crollato ad aprile a monte dell'anfiteatro del Foro Boario; davanti, la buca dei lavori all'acquedotto, transennata da fine giugno. Foto NOVA, ottobre 2026.
Muro di sostegno in pietra a monte del muro crollato, con una lesione verticale nell'angolo sotto la ringhiera
Il muro di sostegno a monte di quello crollato, con la lesione nell'angolo. Foto NOVA, ottobre 2026.
Locali comunali abbandonati sotto la piazza del Foro Boario, con intonaci scrostati, erbacce e calcinacci
I locali comunali sotto la piazza del Foro Boario. Foto NOVA, ottobre 2026.
Porta Palazzo, verso largo Vicidomini, con il pilastro in pietra attraversato da una lesione
Porta Palazzo, l'accesso a largo Vicidomini, con il pilastro attraversato da una lesione. Foto NOVA, ottobre 2026.

Perché?

Negli atti del costone le ragioni si vedono una per una. Nessuno segue l'opera: il responsabile del procedimento, il funzionario che per legge deve seguirla dall'inizio alla fine, è in pensione dal settembre 2025 e non risulta sostituito; il direttore dei lavori si è dimesso nel 2023 e il nuovo ha un incarico di sola direzione, su un cantiere fermo. Le decisioni non si prendono: dal 2024 ci sono due «atti di indirizzo» a tecnici non nominati, senza incarico, compenso o scadenza, e nessuno ha ricevuto l'incarico di scrivere il nuovo progetto. I contratti non si fanno rispettare: i trecento giorni del capitolato sono scaduti da anni senza una penale, e dei 402mila euro pagati all'impresa i lavori eseguiti ne valgono circa 145mila: 283mila euro di anticipo, IVA compresa, che nessun lavoro copre e che nessuno ha chiesto indietro. Si interviene solo dopo: l'opera di via Montellera promessa a gennaio non risulta avviata, e le ordinanze sono arrivate dopo il crollo. Lo stesso si ripete negli altri cantieri: direttori dei lavori sostituiti dopo mesi, termini scaduti senza conseguenze, varianti che aspettano anni. La delega ai lavori pubblici il Sindaco l'ha tenuta per sé.

Messe in fila, queste cose hanno un nome semplice: un'amministrazione che dorme, e che si sveglia solo quando qualcosa crolla.

Che cosa produce la lentezza

Nel 2019 il geologo segnalava «ruderi pericolanti»; nel 2026 la direzione dei lavori descrive «porzioni di fabbricati derivanti da precedenti crolli», un'area in cui non si entra in sicurezza, e chiede di acquisire dodici particelle, quasi tutte private, demolire, poi fare i rilievi e solo dopo progettare. Nel 2024 il Comune stesso prevedeva «una consistente riqualificazione ambientale dell'area» e «un'azione di sensibilizzazione» dei proprietari: non risulta un atto che vi abbia dato seguito. Con il progetto via Pontilli sarebbe tornata una strada e un belvedere, e qualche proprietario avrebbe potuto rimettere mano ai ruderi. Invece la parte più antica del paese è chiusa, la scalinata sotto la Chiesa sparisce sotto le erbacce, i muri si aprono. Ogni anno di attesa rende l'area meno recuperabile e l'intervento più costoso.

La scalinata a valle della Chiesa Madre vista dal belvedere, con i gradoni coperti dalla vegetazione e la ringhiera arrugginita
La scalinata a valle della Chiesa Madre, vista dal belvedere. Foto NOVA, ottobre 2026.
Muro a valle del belvedere della Chiesa Madre attraversato da una lesione diagonale, con l'intonaco caduto e la pietra a vista
A valle del belvedere: un muro attraversato da una lesione. Foto NOVA, ottobre 2026.

Quello che chiediamo

Il progetto fu approvato nel novembre 2019 dalla Giunta di cui facevamo parte, dal giugno 2019 al dicembre 2020. Dal dicembre 2021 il cantiere è fermo, e di questi cinque anni quattro e quattro mesi sono di questa Amministrazione. I soldi ci sono dal 2019, la relazione geologica anche. Chiediamo che si riprenda il progetto che esiste, che si faccia subito quello che non ha bisogno di progetti nuovi, liberare l'area dai ruderi pericolanti e mettere in sicurezza i muri, che si nomini chi deve seguire l'opera, e che l'Amministrazione dica in Consiglio, con i documenti, qual è l'intervento «più ampio» a cui si affida e su quale studio ha deciso che sotto la Chiesa c'è una frana che nessuna relazione descrive.

Continueremo a leggere gli atti e a raccontarveli. Perché controllare e informare i cittadini è il nostro compito.

Gruppo consiliare NOVA «Nuovo Fare Comune», Remo Cavoto e Angelo Casciano



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